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Siamo ancora in grado di vedere la "vera Bellezza"? : il nuovo articolo della newsletter Spazio Genitori

IMG 6544Approfondiamo le nostre riflessioni sul tema, con il prezioso aiuto di Ilaria Emiliano.

In questo mondo riusciamo ancora a trovare ed apprezzare la bellezza che, nonostante tutto, ci circonda?

Presi dall’automatismo della vita quotidiana e dalle notizie negative che ci arrivano continuamente, da più canali, spesso ci concentriamo sulla “bruttezza”, su ciò che non va dentro e fuori di noi e non facciamo più caso alle piccole bellezze che ci accadono e ci circondano ogni giorno.

Lo scrittore Saint-Exupéry ne “Il Piccolo Principe” scrive: “Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”.

Attraverso l’insegnamento della saggia volpe il bambino comprende l’importanza dei legami, dell’entrare in rapporto profondo con ciò che ci circonda per percepirne la vera bellezza, infatti scrive ancora: “Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”. Il piccolo principe comprende, così, che il tempo, la cura e la pazienza con cui si coltivano le relazioni, rendono quelle relazioni speciali e si può arrivare a percepirne la reale bellezza.

A proposito delle rose, il piccolo principe dice: “Voi siete belle, ma siete vuote. Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiato. Perché ho messo lei sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche tacere qualche volta. Perché è la mia rosa”.

Nella nostra società viene propagandata, in particolare dal mondo pubblicitario, una falsa concezione di bellezza, secondo cui il rispondere o meno a determinati canoni estetici definisce l’appartenenza alla categoria di bello o brutto. Nella realtà, come evidenzia il racconto di Saint-Exupéry, l’esperienza della bellezza è tipicamente soggettiva e ha poco a che fare con i canoni estetici esterni. Una rosa può essere uguale a centomila rose, ma se a quella specifica rosa io dedico molto tempo e cure, lei sarà bellissima per me e la mia particolare esperienza di quella rosa potrà essere completamente diversa da quella di chiunque altro.

Un concetto simile è espresso da Khalil Gibran (poeta, pittore e filosofo libanese, 1883-1931), il quale nel suo “Sabbia e schiuma”(1926) afferma: “La bellezza risplende nel cuore di colui che ad essa aspira più che negli occhi di colui che la vede”. In quanto esperienza soggettiva la vera bellezza si disvela solo se si conosce l’altro. Una conoscenza che però sia intesa in senso ampio, una conoscenza del cuore più che della mente. Nella Bibbia il termine “conoscere” non rimanda ad una mera conoscenza razionale oscientifica, “conoscere” in ebraico indica una relazione esistenziale che presuppone una qualche intimità con l’altro, così da poterne cogliere una varietà di aspetti intellettuali, affettivi, razionali ed emotivi. Si può immaginare la particolare esperienza soggettiva di bellezza che una madre può sperimentare guardando il suo bambino o un innamorato la sua innamorata, poichél’essenziale si dispiega pienamente non solo con la conoscenza degli occhi ma soprattutto con la conoscenza del cuore.

In questo senso si potrebbe affermare che solo l’Amore può conoscere la vera Bellezza.

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