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Newsletter "Spazio genitori": arte e bellezza, arte è bellezza

cielo stellato*di Valerio Capasa
Togli la bellezza dal mondo e hai tolto il mondo. Togli la basilica di San Nicola da Bari e hai tolto Bari. Rimangono le strade, i supermercati, tante cose anche utili per la vita, ma la vita, a quel punto, non sai più che utilità possa avere.

Perché solo la cosa più inutile – la bellezza – ti fa scoprire a cosa serve il mondo. Quando ti manca il fiato davanti alla Cappella Sistina o ti vengono le vertigini sotto la Sagrada Familia, rimetti in discussione la vita intera. «L’arte è fatta per turbare», avvertiva Georges Braque: vorresti che quella bellezza ti cambiasse il colore degli occhi e le giornate.
Così in alto sulla facciata di una cattedrale non lo vedi, ma c’è, quel ricciolo dell’angioletto, a venti metri, invisibile: che bisogno c’era di scolpirlo tanto perfettamente? chi l’avrebbe mai visto, senza droni? Doveva essere bello agli occhi di Dio e di chi scolpiva il ricciolo. Così vorrei fosse il mio lavoro, la mia casa, la mia serata. Non più brutto di quel ricciolo, non più falso di chi l’ha scolpito.
Non è umana la bellezza di Mozart, di Hopper, di Leopardi, dev’esserci qualcosa di divino. Non è solo bravura, è che ti senti minuscolo: l’arte accade in quel momento, quando ti spaventi di meraviglia. E non ti capita vedendo Sanremo o una serie tv. A quelle cose, al massimo, fai l’applauso. Ma l’arte vera fa battere il cuore, non le mani. E se vogliamo che i nostri figli non mangino per sempre omogeneizzati, fin da piccoli dobbiamo far incontrare loro Caravaggio, Dante, Rachmaninov.
Abbiamo bisogno dell’arte, cioè di canzoni, film, «libri che fanno ridere e piangere insieme», come scriveva Oscar Milosz. Perché in quel turbamento riscopriamo di avere un cuore, mentre tutti i discorsi del mondo ce lo fanno dimenticare. In un mondo inumano riscopri l’umano, torni a volere la verità, la bellezza, la giustizia, l’eternità. Lo proponeva già Pascoli: metti «gli operai, i contadini, i banchieri, i professori» ad ascoltare «una bella musica: ecco tutti i loro fanciullini alla finestra dell’anima, illuminati da un sorriso o aspersi d’una lagrima che brillano negli occhi de’ loro ospiti inconsapevoli». L’arte va a stanare lo stupore con cui siamo venuti al mondo e lo fa riaffacciare al balcone dell’anima: e per un attimo, per dirla con Cézanne, torniamo a «vedere come chi è appena nato».

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